Centro medico Golden Salus

Neuropsichiche

I sintomi relativi alla disattenzione si riscontrano soprattutto in bambini che, rispetto ai propri coetanei, presentano un’evidente difficoltà a rimanere attenti o a lavorare su uno stesso compito per un periodo di tempo sufficientemente prolungato. Solitamenti questi soggetti non riescono a seguire le istruzioni fornite, sono disorganizzati e sbadati nello svolgimento delle loro attività, hanno difficoltà nel mantenere la concentrazione, si fanno distrarre molto facilmente dai compagni o da rumori occasionali e raramente riescono a completare un compito in modo ordinato. Quando sono in classe sembrano disorientati e, spesso, passano da un’attività all’altra senza averne completata alcuna, si guardano continuamente attorno, soprattutto durante lo svolgimento di compiti, ma anche durante la proiezione della trasmissione tv preferita, ciò accade però soprattutto nei momenti in cui tali attività risultano noiose e ripetitive. I bambini con iperattività - impulsività giocano in modo rumoroso, parlano eccessivamente con scarso controllo dell’intensità della voce, interrompono persone che conversano o che stanno svolgendo delle attività, senza essere in grado di aspettare il momento opportuno per intervenire; i genitori e gli insegnanti li descrivono sempre in movimento e sul punto di partire, incapaci di attendere una scadenza o il proprio turno. Inoltre sembrano non sufficientemente orientati al compito e faticano a pianificare l’esecuzione delle attività che vengono loro assegnate. Le manifestazioni di iperattività e impulsività sembrano essere attribuibili ad una difficoltà di inibizione dei comportamenti inappropriati che i bambini con disturbo dell’attenzione esprimono con agitazione, difficoltà a rimanere fermi, seduti o composti quando viene loro richiesto. Studi epidemiologici indicano che il 3-7% dei bambini in età scolare e il 4-5% degli adolescenti e dei giovani adulti, rientra nei criteri del disturbo da deficit di attenzione stabiliti nel DSM-IV-TR con una proporzione che va da 2:1 a 9:1 tra maschi e femmine. I soggetti affetti da DDAI presentano delle difficoltà nei seguenti campi relativi all’attenzione e alle funzioni neuropsicologiche: soluzione dei problemi, abilità di pianificazione, grado di allerta e di attenzione, flessibilità cognitiva, attenzione mantenuta, inibizione delle risposte automatiche, memoria di lavoro non verbale. I risultati di recenti studi neurofisiologici sostengono l’ipotesi che il DDAI comporta un’ipofunzionamento dei sistemi catecolaminergici e in particolar modo di quelli che agiscono nella corteccia prefrontale, evidenziando quindi l’importanza del ruolo che i circuiti dopaminergici fronto-striati assumono nella patofisiologia del disturbo. Nonostante la visione precedentemente prevalente che descriveva il DDAI come un disordine limitato alla prepubertà, studi prospettici condotti su campioni clinici hanno dimostrato che il DDAI deve essere considerato un disturbo cronico. Tale disordine, se non trattato, espone al rischio di sviluppo successivo (adolescenza, adulti) di condotte antisociali, abuso di sostanze, difficoltà attentive, familiari, interpersonali ed educative. E’ ormai chiaro che due terzi dei bambini con DDAI continuano a mostrare segni di tale patologia nelle età successive, tali da rendere cronico tale disturbo.
Ortoressia significa un'ossessione maniacale per i cibi sani.
L'ortoressico preferisce morire di fame piuttosto che mangiare cibi che ritiene contaminati o che comunque possano nuocere alla sua salute.
L'ortoressia è stata descritta come problema sociale da un ex-ortoressico, il dietologo Steven Bratman. Nei casi lievi e in genere transitori (come quelli causati in passato dalle informazioni sulla BSE, il morbo della mucca pazza) l'ortoressico non arriva a comportamenti dannosi; nei casi più gravi e permanenti, l'ortoressico cambia a poco a poco stile di vita, si isola per difendersi da chi non vede i "suoi" pericoli e in genere lo irride, vive in uno stato di pericolo che supera con la convinzione che le sue scelte siano assolutamente le uniche "giuste". L'ortoressico in genere non è dotato di una buona cultura che gli consenta di capire le vere cause dei problemi, ritiene giusto solo ciò che capisce e capisce solo teorie semplicistiche e infantili. Questa comprensione gli dà però la forza di andare anche contro un premio Nobel, anzi la scienza ufficiale è spesso vista come qualcosa di demoniaco proprio perché incomprensibile e quindi falso. Anche quando il soggetto è culturalmente elevato (come Bratman), preferisce rinnegare ciò che ha appreso perché nella semplicità di poche regole trova la serenità e la pace. In particolare trova geniale la conclusione che "tutto dipende dal cibo".
La definizione estesa - Per fortuna pochi sono gli ortoressici classici; purtroppo però la crescente importanza dell'alimentazione nei confronti della salute ha fatto sì che molti modelli alimentari perdessero il senso dell'equilibrio nel tentativo di arrivare in modo automatico al benessere psico-fisico. Motivazioni alimentari, psicologiche, etiche, supportate a volte da tradizionalismo o spinte commerciali, hanno creato un'infinità di modelli differenti, spesso in conflitto.
Ampliando la definizione di Bratman, definiamo ortoressico chiunque abbia una posizione integralista in alcuni aspetti della propria alimentazione.
Queste circostanze comuni, sono caratterizzate da profondo timore di oggetti o di situazioni specifiche (DSM-IV). L' esposizione all' oggetto della fobia, nella vita reale o nell' immaginazione, o per mezzo di video, suscita invariabilmente ansia intensa, che può includere l' attacco di panico, limitatamente alla situazione. Gli adulti riconoscono generalmente che questo timore intenso è irrazionale.
Tuttavia, evitano tipicamente lo stimolo fobico, o resistono all' esposizione con grande difficoltà. Le fobie specifiche più comuni includono i seguenti stimoli o situazioni temuti: animali (particolarmente serpenti, roditori, uccelli e cani); insetti (particolarmente ragni ed api o calabroni); altezze; ascensori; volo; azionamento dell' automobile; acqua; tempeste; e sangue o iniezioni.
Circa 8 per cento della popolazione adulta soffre da una a più fobie specifiche durante 1 anno (tabella 4-1). Tassi molto più alti sarebbero registrati, se fossero impiegati requisiti diagnostici meno rigorosi relativi al comportamento di evitamento e patologie funzionali.
Tipicamente le fobie specifiche cominciano nell' infanzia, anche se c'è un secondo “picco” dell' insorgenza nel 20s centrale dell' età adulta (DSM-IV). La maggior parte delle fobie persiste spontaneamente per anni o persino decenni e relativamente poche guariscono spontaneamente o senza trattamento.
Le fobie specifiche non derivano generalmente da esposizione ad un singolo evento traumatico (per esempio, se morsi da un cane o annegamento) (Marks, 1969). Piuttosto, vi è prova di fobie in altri membri della famiglia e di apprendimento sociale o di fobie vicarie di altre fobie (cuoco & Mineka, 1989). Gli attacchi spontanei e inattesi di panico inoltre sembrano svolgere un ruolo nello sviluppo di fobie specifiche, anche se il modello particolare dell' evitamento è molto più focale e circoscritto.
Le ossessioni sono pensieri, impulsi, o immagini ricorrenti e intrusive che sono percepite come inadeguate, grottesche, o sono proibite (DSM-IV). Le ossessioni, che producono ansia e profonda afflizione, sono chiamate “ego-alien” o “ego-dstoniche” perché il loro contenuto è abbastanza diverso dai pensieri che la persona ha solitamente. Le ossessioni sono percepite spesso come incontrollabili ed i timori del sofferente sono che perderà il controllo e si comporterà secondo tali pensieri o impulsi. I temi comuni includono la contaminazione con i germi o fluidi fisiologici, dubbi (cioè, la
preoccupazione che qualche cosa di importante è stato trascurato o che il sofferente involontariamente ha creato danno a qualcuno), ordine o simmetria, o perdita di controllo degli impulsi violenti o sessuali.

Le compulsioni sono comportamenti ripetuti o atti mentali che riducono l' ansia che accompagna un'ossessione o una previsione che possa accadere un certo evento temuto (DSM-IV). Le compulsioni includono sia i comportamenti evidenti, come il lavaggio delle mani, o il controllo, che gli atti mentali compreso il conteggio o pregare. Non insolitamente, i rituali compulsivi prendono lunghi periodi di tempo, persino ore, per essere completati. Per esempio, il lavaggio ripetuto delle mani, progettato per rimediare l' ansia circa la contaminazione, è una causa comune della dermatite da contatto.

Anche se una volta si riteneva che il disturbo fosse raro, ora è stato documentato che abbia una prevalenza di un anno di 2,4 per cento. Il disturbo ossessivo-compulsivo è ugualmente comune fra gli uomini e le donne.
Il disturbo ossessivo-compulsivo comincia tipicamente nell' adolescenza, o nel giovane adulto (maschi) o nella giovane adulta (femmine) (burke ed altri, 1990; DSM-IV). Per la maggior parte, il decorso è oscillante e, come il disordine generalizzato di ansia, le esacerbazioni dei sintomi sono associate solitamente con lo stress della vita. Le comorbidità comuni includono il disordine depressivo principale ed altri disordini di ansia. Circa il 20 - 30 per cento della gente in campioni clinici con disordine ossessivo-compulsivo segnalano una storia di tics e circa un quarto dell'insieme di questa gente corrisponde ai test di verifica completi per il disturbo di Tourette’s (DSM-IV). Per contro, fino a 50 per cento della gente con disordine di Tourette’s sviluppano il disordine ossessivo-compulsivo (Pitman ed altri, 1987).
Il disordine ossessivo-compulsivo ha un modello familiare libero e una specificità familiare piuttosto più alta che la maggior parte degli altri disordini di ansia. Ancora, c'è un rischio aumentato di disordine ossessivo-compulsivo fra i parenti di primo-grado con disordine di Tourette’s. Altri disturbi mentali che possono fare parte dello spettro del disordine ossessivo-compulsivo includono la tricotillomania (tirarsi compulsivamente i capelli), taccheggio compulsivo, il gioco ed i disordini del comportamento sessuale (Hollander, 1996). Le ultime circostanze sono in qualche modo discrepanti perché i comportamenti
compulsivi sono meno ritualistici e rendono alcuni risultati piacevoli o gratificanti. Il disordine dismorfico del corpo è una circostanza circoscritta in cui il comportamento compulsivo ed ossessivo verte su una preoccupazione circa l' apparenza di sè (cioè, la sindrome della bruttezza immaginaria) (Phillips, 1991).

Quello che comunemente viene chiamato "depressione" è uno stato alterato dell'umore che comprende due grandi tipologie: il disturbo depressivo maggiore ed il disturbo distimico. Esistono forme depressive che chiamiamo secondarie, soprattutto quando scaturiscono da un altro disturbo o problema psicologico (molto spesso ansia, attacchi di panico, ipocondria e somatizzazioni o disturbi di personalità in particolare i disturbi dipendente, evitante, ossessivo-compulsivo ed il disturbo borderline) e forme di depressione reattive a situazioni o eventi stressanti (lutto, perdita, separazione, matrimonio, divorzio, cambiamenti lavorativi, nascita di un figlio, ecc.). Non sempre la depressione reattiva è legata ad eventi negativi. Anche un cambiamento in senso positivo come una nuova casa od un nuovo lavoro possono produrre gravi forme di stress soprattutto quando si susseguono numerosi episodi in un lasso di tempo troppo breve per permettere all'organismo di metabolizzare il cambiamento.
Ricordiamo inoltre che la depressione post-partum non è un disturbo a sé stante, infatti il termine tecnico corretto è depressione con esordio nel post-partum.

Sintomi dell'Episodio Depressivo Maggiore
L'episodio depressivo maggiore (DSM-IV) non rappresenta un disturbo ma un set di criteri che, se isolati, non sono patologici. Patologica è infatti la ricorrenza con cui si presentano e l'alterazione del funzionamento globale che essi causano.
I sintomi dell'episodio depressivo sono così descritti.

A) almeno cinque dei seguenti sintomi sono stati presenti per almeno due settimane e rappresentano un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento; almeno uno dei sintomi è costituito da 1) umore depresso o 2) perdita di interesse o piacere.

1. umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto (per es., si stente triste o vuoto) o come osservato dagli altri (per es., appare lamentoso).

2. marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.

3. significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso (per es., un cambiamento superiore del 5% del peso corporeo in un mese), oppure diminuzione o aumento dell'appetito quasi ogni giorno.

4. insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.

5. agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni (osservabile dagli altri non semplicemente sentimenti soggettivi di essere irrequieto o rallentato)

6. faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno

7. sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati (che possono essere deliranti) quasi ogni giorno (non semplicemente autoaccusa o sentimenti di colpa per essere ammalato)

8. ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione, quasi ogni giorno (come impressione soggettiva o osservata dagli altri)

9. pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, o un tentativo di suicidio, o l'ideazione di un piano specifico per commettere suicidio.

B) l'episodio depressivo maggiore, per una diagnosi positiva che ricordiamo deve essere sempre affrontata da un clinico esperto, non deve essere meglio inquadrabile come disturbo schizoaffettivo e non sovrapponibile a schizofrenia, disturbo schizofreniforme, disturbo delirante o disturbo psicotico non altrimenti specificato.

C) non deve inoltre essere mai stato presente un episodio maniacale, un episodio misto o un episodio ipomaniacale. In questo caso il clinico prenderà in considerazione all'interno della categoria del disturbi dell'umore anche i disturbi bipolari e nell'area dei disturbi di personalità il disturbo borderline o altri disturbi del gruppo B.

Sintomi del Disturbo Distimico
il disturbo distimico è codificato all'interno dei disturbi dell'umore nella categoria "disturbi depressivi" di cui fanno parte anche il disturbo depressivo maggiore ed il disturbo depressivo maggiore ricorrente. Il disturbo distimico (a volte indicato semplicemente come distimia), dal punto di vista sintomatologico, è così descritto:

A) Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni, come riferito dal soggetto ed osservato dagli altri, per almeno due anni.

B) Presenza, quando depresso, di due (o più) dei seguenti sintomi:

1) scarso appetito o iperfagia
2) insonnia o ipersonnia
3) scarsa energia o astenia
4) bassa autostima
5) difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni
6) sentimenti di disperazione

C) Durante i due anni (un anno nei bambini e negli adolescenti) la persona non è mai stata priva dei sintomi di cui ai criteri A e B per più di due mesi alla volta.

D) Durante i primi due anni di malattia (un anno nei bambini e negli adolescenti) non è stato presente un episodio depressivo maggiore; cioè il disturbo non è meglio inquadrabile come disturbo depressivo maggiore cronico, o disturbo depressivo maggiore, in remissione parziale.

E) Non è mai stato presente un episodio maniacale, misto o ipomaniacale, né sono stati mai risultati soddisfatti i criteri per il disturbo ciclotimico.

F) La malattia non si manifesta esclusivamente durante il corso di un disturbo psicotico cronico, come schizofrenia o disturbo delirante.

G) I sintomi non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per esempio, una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale (per esempio, ipotiroidismo).

H) I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

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